Nei giorni successivi al terremoto che ha colpito Haiti, la nostra preside ci ha convocati per proporci la ri-finalizzazione della lotteria annuale del Malpighi per questa emergenza, iniziativa solitamente destinata alla raccolta fondi per le borse di studio. La nostra risposta, senza alcuna esitazione, è stata “Sì, noi ci siamo”. Immediatamente però, ci è stato chiesto il motivo di quel sì e un parere personale sull’idea. La semplicità e la repentinità di questa domanda ci ha momentaneamente spiazzati, e per ognuno di noi ragazzi è stata l’occasione per riflettere seriamente e umanamente sul fatto. Infatti pensiamo che di fronte a tutto questo male uno possa assumere due posizioni: una, che forse è la più comune, è non sentire alcuna provocazione su di sé, poiché quello che accade è distante da noi. L’altra è non accantonare il fatto, e capire che questo c’entra con noi, non solo a livello pratico e di sostegno, ma sotto l’aspetto dell’umano. Ciò che è accaduto suscita infatti domande su il senso di ogni cosa, perché è evidente, di fronte ad un fatto di questa portata, che la nostra vita non ci appartiene, e si può essere atei, credenti o fatalisti al massimo, però questo devi riconoscerlo. Non siamo noi a decidere quando e dove nascere, quando e come morire e soprattutto in quali circostanze la nostra vita prenda corpo, si realizzi. Infatti o anche in queste tragedie c’è un senso più grande di ciò che si vede, e che razionalmente nell’immediato si possa provare a comprendere, o non c’è un senso neanche nel più banale e piccolo gesto quotidiano. Non è solo un problema di ricostruzione di case e scuole, ma anche di ricostruzione dell’umano. Questa è stata una circostanza che ha mosso ognuno di noi, per dare un contributo a queste persone che hanno perso motivazioni e voglia di reagire. Come testimonia un reporter dell’ AVSI: “si sentono gente maledetta su una terra maledetta”.
Paolo Acquaderni, Andrea Beltrame, Giacomo Degidi, Simone Massari |