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Un Liceo del lavoro contro la dispersione scolastica

Nella nostra regione sono tanti i ragazzi che escono dalla scuola senza aver raggiunto un titolo di studio superiore o un attestato di qualifica professionale. Da anni la nostra regione all’insegna dello slogan “non uno di meno” ha fatto di tutto per tenere i ragazzi a scuola fino al compimento dei 16 anni d’età, impedendo di fatto la possibilità di proporre percorsi di formazione professionale in grado di valorizzare attitudini e capacità diverse da quelle che servono per frequentare un liceo, un istituto tecnico o professionale. A volte le soluzioni standard non servono, a volte non basta stare a scuola per imparare, si può stare a scuola per anni scaldando i banchi. I giovani non hanno bisogno di qualcuno che viva per loro, ma di qualcuno che li aiuti a crescere e trovare la propria strada. Se questo è vero per i genitori, per gli insegnanti e per gli adulti che si prendono a cuore i più piccoli, è ancora più vero per chi avrà il compito di governare la nostra regione e di fissare le linee delle politiche giovanili. L’unica linea che può pagare è quella di chi valorizza, promuove e da spazio a chi, ogni giorno, si assume l’onere e l’onore di “aiutare il piccolo dell’uomo ad entrare nel grande giardino dell’essere”. A volte occorre inventare qualcosa di nuovo e avere la possibilità di realizzarlo.
Vorrei fare un esempio che parte da uno dei nodi problematici che rischiano di strozzare il futuro delle nuove generazioni. Lo scorso settembre in una città del Nord è nato un Liceo del lavoro. La scuola si chiama, non a caso “Oliver Twist”, è un luogo stupendo dove i ragazzi possono imparare un lavoro  seguendo dei maestri. In quel luogo tanti ragazzi “cacciati” dal sistema scolastico, demotivati, sfiduciati, ritrovano la possibilità di ricominciare. In quella “scuola” si capisce concretamente che  può essere molto impegnativo, interessante, profondo e degno, anche dal punto di vista eminentemente culturale, imparare un lavoro. Guardando quell’esperienza si capisce bene che a volte tutte le forme devono essere cambiate per trovare quella che serve veramente ai ragazzi. Nella nostra regione fino ad ora questa possibilità non c’è mai stata. Invito tutti i candidati presidenti ad andare a vedere di persona di cosa sto parlando.    

Luigi Benatti, genitore e architetto    

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