Ho partecipato alla lezione di Giorgio Comaschi sulla vita di Marconi proposta dal liceo Malpighi, in occasione del Centenario della consegna del Premio Nobel. Non mi accostavo alla fisica dai tempi del liceo e tale materia non mi era mai piaciuta. Mi ha particolarmente colpito il coinvolgimento e la bravura di Comaschi che ha saputo farmi immedesimare nella storia di un uomo che non ha mai rinunciato ad approfondire le sue “passioni ed intuizioni scientifiche”, anche a costo di andare controcorrente. La fisica ha ripreso vita nella storia di un uomo per cui la curiosità per le cose di tutti i giorni (le onde che nell’acqua si dilatano; l’energia sprigionata dal temporale; la luce delle stelle), aprivano la sua mente al tentativo di capire, fino a scoprire una loro applicazione per migliorare la vita di tutti. Le sue invenzioni sono state realizzate anche grazie ad “assistenti sui generis”: il fattore che lavorava per suo padre, un fabbro, il maggiordomo, alcuni insegnanti che la madre, donna davvero singolare, aveva coinvolto per la formazione del talentuoso figlio. Pur non conoscendo le sue reali potenzialità, la madre di Guglielmo ha creduto e stimato quel figliolo un po’ stravagante, diverso dai suoi coetanei, lo ha sempre sostenuto fino al punto di rivolgersi ad un accademico perché lo prendesse come suo allievo, pur in assenza di diploma. Insomma una persona libera da schemi e con un approccio alla realtà che partiva dall’affermazione del bene verso il proprio figlio, a prescindere dagli esiti immediati. Quello che trattengo come una “sfida” per me, è la considerazione che ho fatto terminato lo spettacolo: “come sarebbe bello ritornare a scuola con la consapevolezza e l’esperienza che nel frattempo ho maturato! Studierei la fisica con molto più entusiasmo”. Come può essere bello oggi studiare e aggiornare le mie conoscenze, comprendendo che all’origine di quello che studio e leggo c’è sempre un uomo che ha preso sul serio il proprio talento e ci ha lasciato “una traccia” appassionante da approfondire, sia esso un fisico, un letterato o un matematico. Volevo ringraziare dell’opportunità che mi è stata offerta di poter “tornare a scuola”. Ho potuto conoscere persone appassionate al loro lavoro, da Guglielmo Marconi al bravissimo Giorgio Comaschi, e ho sperimentato che c’è un modo di fare scuola per cui la fisica può diventare affascinante anche a cinquant’anni.
Una mamma
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