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Futuro prossimo. Il valore della persona, fondamento di civiltà
Incontro con Magdi Allam, Claudio Risè, Giorgio Vittadini
Aula Magna S. Lucia, 11 novembre 2005
Non era per nulla scontato che in un giorno feriale di inizio settimana e a quell’ora, lunedì 8 novembre alle 21.15, l’Aula Magna santa Lucia riboccasse di più di mille persone, tra cui moltissimi universitari, professionisti e imprenditori (c’erano anche i due neo presidenti di Assindustria, Gaetano Maccaferri e di API, Paolo Mascagani) che per quasi due ore hanno ascoltato Magdi Allam, Giorgio Vittadini e Claudio Risè parlare di “Futuro prossimo. Il valore della persona, fondamento di civiltà”, titolo del primo dei “Dialoghi di Bologna Rifà Scuola” promossi da Compagnia delle Opere di Bologna, cooperativa sociale “Il Pellicano”, Liceo Malpighi e fondazione Oppizzoni, in collaborazione con API Bologna e Assindustria Bologna.

Introducendo i lavori, la preside del Liceo Malpighi Elena Ugolini, coordinatrice del progetto Bologna Rifà Scuola, ha detto che l’idea alla base di questo primo appuntamento dei Dialoghi è nata dopo la carneficina di Beslan e in seguito alle parole di una ragazzina italiana quindicenne, riportate da un quotidiano nazionale, che ha affermato "La nostra sarà una vita inutile… Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe". Due fatti, la strage di bambini in Ossezia e le parole della ragazza, apparentemente distanti l’uno dall’altro ma in realtà uniti dalla stessa tragica sensazione di impotenza espressa dall’incapacità degli adulti di insegnare ai figli uno sguardo positivo e vero sulla realtà.

Alla domanda di cosa pensasse dell’affermazione della ragazza che lamentava il suo sentirsi “massa informe e quindi inutile come persona”, lo psicoanalista Claudio Risè ha posto l’accento sulla debolezza degli ambiti formativi, culturali e di fede in cui i giovani d’oggi sono costretti a muoversi a causa di un potere totalitario e ideologico che ha tutto l’interesse a promuovere la proliferazione di masse informi di individui incapaci, proprio per questo, di sacrificarsi per conquistare faticosamente un’identità individuale a scapito di facili alternative funzionali al potere stesso e da lui proposte. Interrogato su quali forme di difesa abbia l’uomo occidentale per contrastare i pericoli del fondamentalismo, Magdi Allam ha risposto che la sua unica possibilità di salvezza in questo senso è costituita dal recupero della propria identità attraverso una corretta conoscenza della realtà e il riconoscimento della sacralità della vita umana. E quasi a sottolineare la svolta decisiva che una simile impostazione umana provoca, ha citato l’arcivescovo di Bologna Caffarra parlando di “irriducibilità e unicità della persona”.

Infine Giorgio Vittadini ha risposto alla domanda della preside Ugolini su come la persona possa essere fondamento di civiltà, nonostante esistano uomini bomba che disprezzano a tal punto la vita da preferirle la morte. “L’uomo è fatto per la vita ma cerca la morte” ha esordito il professor Vittadini citando la Bibbia, perché se gli è negata la possibilità di seguire le verità del proprio cuore, la sua sola alternativa è quella di non-vivere e quindi di desiderare pervicacemente la morte. E tuttavia, il cuore dell’uomo è sempre più grande delle circostanze, tanto più grande che soltanto attraverso di esso l’evidenza della realtà irrompe in noi fino a farci scorgere la bellezza della vita. Perché ciò accada, occorre però spezzare i lacci scorsoi dell’ideologia, a partire da un’educazione della persona il cui scopo sia quello di valorizzarne la sua irripetibile unicità e quindi importanza.
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